La polvere può contenere sostanze tossiche, metalli pesanti o allergeni che, se inalati regolarmente, possono causare patologie respiratorie, dermatiti, o aggravare condizioni preesistenti come asma e bronchiti croniche.
Le fonti più comuni includono processi industriali (taglio, levigatura, saldatura), movimentazione di materiali sfusi, traffico di carrelli elevatori e pulizie inadeguate. Anche i depositi statici possono contribuire alla contaminazione dell'aria.
È fondamentale adottare sistemi di aspirazione puntuale, barriere d'aria e impianti di filtrazione professionale. Inoltre, è importante stabilire protocolli di pulizia periodica e monitoraggio delle aree critiche.
Esistono limiti di esposizione professionale stabiliti dal D.Lgs. 81/08 e da normative europee, che impongono controlli e interventi quando i livelli superano determinati valori soglia.
La presenza eccessiva di polvere può danneggiare i macchinari, rendere scivolose le superfici, ridurre la visibilità e provocare malfunzionamenti. Inoltre, un ambiente polveroso aumenta il rischio di infortuni e incidenti.
La polvere visibile si deposita sulle superfici, mentre le polveri sottili (PM10, PM2.5) restano sospese nell'aria, sono invisibili e penetrano più facilmente nei polmoni, risultando più pericolose per la salute.








